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Raimondo Fanale

web(re)sponsability

Web 2.0, la lotteria e i colori

Scritto da Raimondo Fanale • Martedì, 22 agosto 2006 • Categoria: Beyond Web Pages (ex web 2.0), La mia città

Sembra strano il titolo di questo post. Vorrei soffermarmi su un ragionamento particolare. Siccome si parla spesso di Web 2.0 e pochi ancora hanno ben definito di cosa si tratta in realtà, vorrei soffermarmi su un aspetto procedurale e cognitivo dello stesso. Nessuna polemica quindi sulle definizioni, ma solo una analisi di quella che mi sembra sia la logica applicata alla diffusione dell'informazione con l'avvento dell'internet "reloaded". Scrivo questo post partendo da esempi e ragionamenti di John L. Pollock.


A tutti i programmatori, ed anche ai filosofi moderni (si tratta anche di un problema di epistemologia procedurale) è ben noto il paradosso della lotteria. Io vorrei affrontarlo più dal lato umano e sociale che non matematico. E' un paradosso che in filosofia coinvolge la falsificabilità del ragionamento.


In breve si tratta di questo: si supponga di essere in possesso di un biglietto di una lotteria e di conoscere il numero finito dei biglietti (supponiamo 1000000, un milione). La lotteria pubblicizza che un solo biglietto verrà estratto e farà del suo proprietario il fortunato vincitore. Siccome sono in possesso di un solo biglietto ed avendo quindi una probabilità di vittoria pari a 0,000001 è lecito supporre che il mio biglietto non sarà quello vincente. Anzi, dirò di più: ciascun acquirente di un biglietto può supporre poco plausibile l'estrazione del proprio biglietto. Ovvero, per il ragionamento fatto, nessun biglietto viene supposto vincente. Ma questo cade in netto contrasto (paradosso) con la certezza che uno ed uno solo dei biglietti venduti è quello associato al primo premio. Il paradosso è notevole, ma il metodo di risoluzione è ancora più interessante: negare esplicitamente che si sia autorizzati a credere che ciascun elemento (alias biglietto) di un insieme di proposizioni contraddittorie sia contraddittorio.


Faccio un altro esempio più vicino al nostro mondo "informatico": La verificabilità dei colori in base alla nostra percezione. La percezione del colore è sicuramente affidabile, ma non è lecito supporre che essa sia affidabile più di un 99,9%. Allora come possiamo essere sicuri del colore o della lotteria? Si può supporre che paradossalmente siano falsificazioni collettive del ragionamento.


Passo ad essere ancora più esplicito: la falsificabilità del ragionamento è la base della diffusione attuale dell'esperienza e della conoscenza. Un macchina non inferisce lo stato di un'altra macchina, lo conosce o gli viene dato. Un uomo inferisce in base alla comunicabilità del suo ragionamento, non solo dei dati di una proposizione. Quindi se una pubblicità ci dice che possiamo vincere la lotteria, che la nuova automobile super-mega-moderna è bella nella sua livrea blu (e non viene detto il tono di blu n.d.r.) , o che i siti internet devono avere lo sfondo bianco (non si parla quasi d'altro da 12 mesi a questa parte nell'ambiente dei designers) ecco che la "pigrizia mentale" viene soddisfatta da una risoluzione proposta e "paradossalmente falsificata" .


Ultimo breve esempio: la folksonomy mina il principio base della conoscenza. Un argomento è vero perché molti dicono che è vero. Ma molti dicono che è vero perché altri lo hanno detto, o chi lo ha detto ha la cosiddetta Autorevolezza per dirlo. Si verifica di nuovo il paradosso della lotteria o dei colori: la propria percezione è fallibile, ma se posta come ipotesi di soluzione ad un paradosso viene accettata, replicata e falsificata dalla percezione collettiva

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  1. La folksonomy non viola in senso assoluto le norme della conoscenza, ma le porta alle estreme conseguenze. O, meglio, ci rende evidente quello che da sempre succede. Aristotele con l' "ipse dixit" ha dominato la cultura occidentale per un migliaio di anni, le basi della matematica sono degli assunti indimostrabili ed una visita in qualunque scuola durante una lezione di fisica farà crollare il sogno di una cultura basata sulla verificazione delle fonti anche allo scientista più incallito. L' autorevolezza ed il riconoscimento sociale sono da sempre stati utilizzati come fonte di conoscenza, anche se la cosa è una palese contraddizione.

    L'abitudine a considerare la scienza come una costruzione con solide basi condivisibili e comprensibili da tutti nasce con Bacone, continua per tutto l'Illuminismo e termina (saltando qua e là per mere questioni di spazio) con il principio di falsificazione di Popper, che con l'affermazione del principio di falsificazione sancisce il passaggio definitivo alla scienza come noi la conosciamo (o, meglio, analizza e formalizza quello che già succedeva da tempo, in maniera neanche totalmente condivisa dagli altri epistemologi).

    La visione ideale che noi abbiamo della scienza, come una torre d'avorio non toccata dalle meschinità del mondo materiale, autonoma ed indipendente, e soprattutto certa e dimostrabile, tutto sommato è soltanto un sogno, un prodotto che ci è stato venduto come tale perché il bisogno di sicurezza, da sempre, è maggiore del desiderio di verità.

    La folksonomy si situa i questa scia, ma ne rende evidenti i presupposti. In fin dei conti, volendo riassumerla in una analogia, assomiglierebbe molto alla fine del mito vaso di Pandora, quando dopo la liberazione dei mali del mondo, esile e fioca rimane sul fondo la speranza di poter capire sul serio quali sono i presupposti della conoscibilità e della conoscenza umana.

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