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Raimondo Fanale

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Platone programmava ad oggetti?

Scritto da Raimondo Fanale • Lunedì, 20 novembre 2006 • Categoria: La mia città

mi cospargo il capo di cenere e spiego il titolo di questo post.

in realtà volevo portare l'attenzione sul fatto che spesso si scordano le basi del ragionamento... e allora perchè non chiamare in causa un noto filosofo? a parte tutto mi trovo molte volte a discorrere di argomenti che non sono immediatamente riconducibili all'informatica come viene comunemente intesa: ma i miei "sensi di ragno" si attivano durante le discussioni che capto (un grazie particolare a Monja).

Allora vorrei sintetizzare qui l' "argomento del terzo uomo", sperando di portare un esempio di come le strutture che spesso usiamo nella programmazione durante il secondo millennio hanno delle basi vecchie di migliaia di anni.




Innanzitutto, riporto da un testo dell' Università di Bari

L'argomento noto come "argomento del terzo uomo" viene proposto, contro un Socrate giovane e inesperto, nel Parmenide, uno dei dialoghi dialettici successivi alla Repubblica.
Se l'idea dell'uomo è, per autopredicazione, essa stessa un uomo, anzi è l'uomo per eccellenza, come possiamo pensare che gli uomini sensibili siano sue copie? Perché sia così, occorre che fra i vari uomini sensibili u1, u2... un e l'idea di uomo U ci sia un elemento in comune Ua. Questo elemento è, appunto, il terzo uomo, che è ciò che gli uomini sensibili e l'uomo ideale hanno in comune.

Ma come si può dire che Ua ha qualcosa in comune con u1, u2... un e U? Solo indicando un elemento Ub che è in comune con i precedenti. E si può andare avanti così, producendo un regresso all'infinito.

Quindi si può concludere che la teoria delle idee, escogitate per dare un senso unitario al molteplice, lo rende, a rigore, estremamente indefinito, perché è possibile ripetere infinitamente il ragionamento che la fondava: io posso chiamare "uomini" i differenti uomini sensibili, perché essi partecipano tutti dell'idea di Uomo, che è l'uomo per eccellenza. Ma questa partecipazione - visto che l'Uomo è esso stesso un uomo - richiede che Uomo e uomini partecipino di una terza idea fra loro comune... e così via.


e subito dopo un altro link dove, al paragrafo che parla di Steps of TMA (Third Man Again), viene rappresentato il problema con una chiara e semplice tabellina logica.

Insomma... per i programmatori: 3 "oggetti" + 1. Per definire i 3 oggetti a, b e c come esseri umani ho bisogno di un quarto oggetto che potremmo chiamare "metafunzione essere umano" (il concetto di autopredicazione). Noi potremmo rappresentarlo con un aspetto o con una classe (a seconda ovviamente di quelli che sono lo scopo e la funzione del nostro codice).

Che ve ne pare? un plauso alla prima funzione ricorsiva (vedi il link segnalato) ad infinito di cui sono riuscito a trovare traccia o al primo concetto di "metafunzione"?

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2 Commenti

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  1. Spulciando la storia della filosofia con occhio informatico sono tantissime le analogie che saltano agli occhi. Ma sono tante anche le differenze. Per esempio, Platone ha "inventato" con questo paradosso (anche se per amor di correttezza bisogna dire che in questa formulazione è di Aristotele, Platone sebbene ne abbia la paternità aveva utilizzato un altro ente al posto di Uomo) si fonda la ricorsione e si esclude dall'ambito del possibile. Il fatto che sia "ad infinito" è prova della sua evidente falsità. O, meglio, impossibilità assoluta ad esistere. Ed il dialogo prosegue con lo sconsolato Socrate che viene invitatop da Parmenide a proseguire su questa strada alla ricerca di una soluzione migliore.

    Tutto questo per dire che le analogie non debbono coprire mai le differenze, e, soprattutto, riflettere sul fatto che quelli che prima erano i problemi, per noi sono le soluzioni. Quello che prima era impossibile, adesso fa parte delle certezze assodate. E rflettere sempre sul fatto che non è detto che i termini del discorso non varino nuovamente in un prossimo futuro, in maniere che adesso non possiamo neanch lontanamente immaginare.
  2. Grazie per il bellissmo commento e per le puntualizzazioni.
    Penso che tu (anche se non so chi sei...) abbia centrato ed esteso quello che dicevo nel mio post (scritto con troppa ed evidente fretta).
    L'invito di base rivolto a tutti quelli che si occupano di materie "informatiche" (io per primo) è: non considerare quello che si ha come *LA* soluzione, ma come *UNA* soluzione, sicuramente efficace ma temporanea. E cosa altrettanto importante: non scordare le basi culturali.
    Ripeto: non è una critica, ma un invito...

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